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Immunodopato anche lui

Immunodopato anche lui?

Lodi, scudi e scudetti su misura per tutti i pendagli da forca del governucolo: è questa l’ultima tendenza, lanciata da Angelino con la sua cover del motivetto Schifani, che ora sembra imporsi come traccia apripista a palazzo, dove il valzer con la palla al piede è stato dichiarato decisamente out.

Il prossimo a beneficiarne sarà lui, l’attuale responsabile delle Infrastrutture Matteoli Altero, ex capogruppo di An al Senato nella scorsa legislatura, già ministro dell’Ambiente e dal 2005 sotto processo per favoreggiamento a Livorno. Per lui canta e suona il Consolo, suo legale rappresentante e compare di partito.

Come insegna Ghedini, inutile stare a rompersi i coglioni nelle aule di tribunali, quando si può pensare una leggicina scansafatiche in quei 30 secondi che bastano per togliersi la toga e rimetterla in armadietto. Una telefonatina veloce al primo dipendente libero e il lodo, scudo o scudetto è fatto: nell’armadietto ci va giusto giusto anche il processo. Non fa una piega: altro che valser, è puro folklore italiano.

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Atheos

Atheos

Lo denuncia la UAAR e chiunque può constatarlo visitando la pagina dedicata nella Wikiquote al lemma Ateismo: le citazioni grondano, quasi senza eccezione (36/35), di antiateismo, scelte come sono da qualcuno che non esita a far sfoggio di disonestà intellettuale.

Per compensare cialtronerie, riproponiamo qui una decina di aforismi in ordine sparso, scelti con criterio leggermente diverso:

  1. Dove lo Stato è confessionale e la Chiesa è politica la libertà è impossibile (Giovanni Bovio: Filosofia del diritto, 1885);
  2. Le religioni non sono tutte uguali, sono ognuna peggiore dell’altra (Fabrizio Rossi);
  3. Quanto più l’uomo è religioso, tanto più crede; quanto più crede, tanto meno sa; quanto meno sa, tanto è più ignorante; quanto è più ignorante, tanto è più governabile (John Most);
  4. Cristiano: seguace degli insegnamenti di Cristo solo finché non intralcino i peccati a cui si dedica più volentieri (Ambrose Bierce);
  5. Oggi occorre sapere che un teologo, un prete, un papa, non appena aprono bocca a pronunciare una frase, non solo sbagliano ma mentono… Le nozioni di aldilà, quella stessa di anima, sono arnesi di tortura usando i quali il prete diventò padrone e padrone rimase… (F. Nietzsche);
  6. Il punto di vista secondo cui il credente sarebbe più felice dell’ateo è assurdo, … tanto quanto la diffusa convinzione che l’ubriaco è più felice del sobrio (G. B. Shaw);
  7. Quando i missionari vennero per la prima volta nella nostra terra, loro avevano le Bibbie e noi avevamo la terra. Cinquant’anni dopo, noi avevamo le Bibbie e loro avevano la terra (Jomo Kenyatta, primo presidente del Kenya dopo l’indipendenza);
  8. La conoscenza è fatta di una materia più dura di quella della fede sicché, quando si urtano, è la fede a spaccarsi (A.Schopenhauer);
  9. l clero sa ch’io so che loro sanno di non sapere (Robert Green Ingersol);
  10. La nostra ingnoranza e’ Dio, quello che conosciamo e’ scienza (Robert Green Ingersoll); [Fonte: ATEI.it].

E a proposito di fede e scienza, più diffusamente Pirgiorgio Odifreddi dixit:

“Benchè sia infatti imbarazzante dirlo, la maggioranza degli uomini non brilla nè per cervello nè per cultura, e costituisce un fertile terreno per la disseminazione e l’attecchimento delle sciocchezze più disparate: dalle promesse dei governanti alle menzogne della pubblicità, dalle banalità dei media alle soprannaturalità dei preti.

Sarebbe però semplicistico e superficiale ridurre la fede a un capitolo della stupidità umana: d’altronde, ci sono molte persone intelligenti e colte che credono, o almeno «dicono» di credere. Una buona parte di esse «crede» di credere, secondo la felice espressione di un filosofo, o «finge» di credere, secondo l’infelice abitudine dell’uomo pubblico. La sensibilità e l’interesse per il trascendente non sono infatti molto diffuse in società materialiste come quelle occidentali, e la fede si riduce spesso soltanto a una pratica sociale, adottata senza troppi pensieri per tranquillità personale, o simulata con precisi calcoli per convenienza elettorale.

Nella maggior parte dei casi, però, la fede è probabilmente il risultato di un programma educativo enunciato brutalmente dal teorico della restaurazione Joseph de Maistre: “dateceli dai cinque ai dieci anni, e saranno nostri per tutta la vita”. Non a caso la Chiesa e i partiti politici che la rappresentano, dalla Democrazia Cristiana di ieri al Polo di oggi, combattono battaglie furiose sulla scuola privata, in nome della libertà di insegnamento: perchè sanno benissimo che il lavaggio del cervello effettuato sui bambini avrà effetti permanenti sugli adulti.

[…] Non è difficile immaginare che la maggioranza assoluta, per non dire la quasi totalità, delle vecchiette, dei giovani e dei semianalfabeti del terzo mondo che frequentano le chiese, professi al più un generico e vago cristianesimo, e che sia completamente ignara delle sottigliezze teologiche in base alle quali si appartiene a una delle varie sette cristiane, Chiesa di Roma compresa, invece che a un’altra.

[…] Posti di fronte all’alternativa “meglio atei che miscredenti”, molti soddisfano allora i propri bisogni di spiritualità cascando dalla padella nella brace e rifugiandosi in versioni semilaiche e parascientifiche delle religioni. Esorcisti, demonologi, medium, maghi, parapsicologi, chiaroveggenti, sensitivi, cartomanti, guaritori, astrologi e compagnia bella contendono dunque ai preti il monopolio dello sfruttamento della stupidità e della creduloneria umana, e tutti insieme competono per spartirsi i lauti guadagni di un mercato florido e ricco.

Ma l’irrazionalità mascherata delle pseudoscienze e la fede negli astri, nelle carte o nell’occulto non sono meno anacronistiche dell’irrazionalità palese delle religioni tradizionali e della fede nello Zeus greco, nel Giove latino o nel Gesù cristiano. Soltanto portando a compimento la decostruzione delle religioni e delle pseudoscienze, e scegliendo apertamente la via della razionalità e della scienza, l’Occidente potrà finalmente approdare a una concezione non caricaturale della spiritualità e trovare il sacro dove veramente sta: cioè, nella natura e nell’uomo.”

Puttana come mamma l'ha fatta

Casta verginella: l'espressione è quella

La Fico ha le idee chiare: “Metto all’asta la mia verginità per un milione di euro. Voglio proprio vedere se c’è qualcuno che tiri fuori questa somma per avermi […] Se qualcuno pagherà un milione di euro per me, sarò di certo imbarazzata. Ma con questi soldi potrò realizzare i miei sogni. Comprarmi una casa a Roma e pagarmi un corso di recitazione”.

Vent’anni, vergine,  manager del proprio tesoretto, giusto un pelino “imbarazzata” ma decisa.

Un curriculum da fare invidia a milioni di puttanelle in erba: Miss Valle Caudina 2006, Miss Gran Prix 2007, Miss Rocchetta, appena uscita dalla casa del Grande Fratello inespugnata, con un po’ di fortuna la ragazza riuscirà a farsi sfondare abbondantemente fuori tariffa pur di sfondare nel mondo dello spettacolo.

Father Acid Pius

Father Acid Pius

E con l’aiuto di Padre Pio. E sì perché Raffaella è un esempio di ragazza, tutta casa e chiesa, lo dice persino il fratello: “Non ha mai avuto un ragazzo. Ci metto la mano sul fuoco e sfido chiunque a sostenere il contrario. Lei è tanto devota e ogni sera prega Padre Pio“.

E noi siamo sicuri che il buon San Pio di Pietralcina, che le mani se l’era bruciate da sé al posto del fratellino, e che di figa se ne intendeva non poco, dall’alto della sua gloria intercederà affinché questa ragazza di umili origini possa coronare il suo sogno di puttanella d’alto bordo.

Altissimo anzi, tanto che un santo solo può non bastare: ci vorrebbe una vera trinità figaiola al fianco della verginella.  Beh a pensarci bene la santa c’è e ha già fatto la sua parte: è la nostra Goretti parlamentare, devota di Suor Dentona, con la sua legge pensata apposta per favorire le oneste puttane d’alto bordo e togliere di mezzo la concorrenza stracciona. Non ci sono dunque impedimenti formali.

Mancherebbe il terzo, un santo minore diciamo, che abbia come nessun altro a cuore le brave ragazze italiane casa e chiesa e sia deciso ad incarnare un ruolo di spessore nel rito iniziatico. Con queste qualità, l’unico santo che che può venire in soccorso della giovane raffaella è San Rocco, non certo quello di Montpellier, ma San Rocco Siffredi da Ortona protettore delle puttanelle in erba.

San Rocco Siffredi di Ortona protettore delle puttanelle in erba

San Rocco Siffredi da Ortona protettore delle puttanelle in erba

Con Padre Pio davanti, Santa Goretti al fianco e San Rocco da Ortona a coprirti le spalle stanne certa, cara Raffaella, non ti basterà ingoiare “un bicchiere di vino” per superare l'”imbarazzo”, ma in compenso avrai una iniziazione mercenaria con i fiocchi e potrai coronare senza più imbarazzo tutti i tuoi sogni nel mondo dello spettacolo. Vedrai, dopo quello lì, della trafila di cazzi che si profila all’orizzonte della tua carriera non ne sentirai nemmeno uno.

Niente che non si sapesse già nel Dossier di Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi anticipato sul web l’11 settembre e pubblicato venerdì su L’Espresso. Niente o quasi, eppure la musica è improvvisamente cambiata: sono bastati un paio di nomi aggiunti alla folta lista di un pentito di Ecomafia. Già, un paio di nomi che fanno la differenza: gli onorevoli Nicola Cosentino e Mario Landoldi.

Puntualmente, quando un “uomo d’onore” canta il nome di un “onorevole” la musica cambia: diventa, nella grancassa mediatica, rumore indistinto, urlo scomposto foriero di calunnie. Puntualmente, gli “onorevoli” disonorati adottano la stessa strategia dei sodali traditi dall’ex uomo d’onore, che da collaboratore di giustizia diventa, anche per loro, “infame”. Puntualmente, la stampa di regime prende fiato per urlare più forte e a coro l’immacolata onorabilità degli onorevoli disonorati.

LEspresso

L'Espresso

Capita puntualmente ed è parte del circo. Succede di rado invece che la sede di un settimanale venga perquisita; ancor più raramente che le abitazioni private di due suoi dipendenti vengano anche’esse perquisite e che dall’una e dalle altre venga prelevato e messo sotto sequestro del materiale frutto di indagine giornalistica.

Ma succede anche questo. Succede in Italia, nell’italietta del cainano e della sua casa del Liberticidio, dove è tornato in auge il reato di opinione e la libertà di stampa vige a senso unico, per le sue cortigiane a mezzo busto e per le troie della sua carta stampata, non per chi fa giornalismo.

Succede soprattutto quando gli onorevoli disonorati occupano cariche di rilievo nel suo governo, e il settimanale che osa metterli di fronte all’accusa di reati inenarrabili ha fra l’altro il vizio di ventilare le incoerenze, l’incompetenza, l’impreparazione, la mala fede e le nefandezze dei membri di quel governo, cioè il vizio della verità.

Rasenta poi la curiosità folkloristica il fatto che l’onorevole disonorato oltre a contestare le accuse sollevando il lecito dubbio sull’attendibilità del pentito, urli al complotto e salti subito sul carro delle vittime delle procure deviate guidato dal cocchiere immune suo padrone.

Ma anche questo succede, bisogna darsi pace, è l’Italia nostra, inquinata dai liquami della criminalità parapolitica come la Felix Campania dell’onorevole disonorato è inquinata dai liquami della camorra.

Per fortuna, c’è anche un’altra Italia: quella della politica pulita.

L’incarna l’opposizione, che non ha i vizi dei giornalisti dell’Espresso. La verità va fatta emergere dal confronto e con lo strumento del dialogo, pacatamente; l’avversario va sempre rispettato e le sue mosse sorvegliate alla ricerca di una possibile convergenza. Si capisce dunque perché non ha ancora trovato il tempo di farsi sentire sulla vicenda, impegnata com’è a congratularsi con Gianfranco dopo la sua elegante lezioncina di revisionismo storico: il futuro dirà se la cura dimagrante del lungimirante Fini porterà più voti del lifting di testa d’asfalto.

Dopo tutto, in politica sono queste le cose che contano, almeno per chi ha un’idea pulita della politica.

Papabanner is back

Papabanner

Il simpatico bannerno che vedete a fianco, creazione del Burbero scontroso, è di nuovo disponibile.

Era stato ritirato in seguito a proteste di alcuni “esponenti della Curia” e le minacce di denuncia per diffamazione a carico dell’autore.

Trascorsa l’estate, il burbero torna alla carica e ce lo ripropone. Non solo, gli dedica un sito tutto suo, e lancia un contest di bannerini ad analogo contenuto:

… i banner stanno a manifestare la lontananza filosofica e politica del sito (e del suo autore) dalle posizioni della Chiesa sui temi più scottanti (aborto, eutanasia, omosessualità, ecc…). Sono un’etichetta che dice: “questo sito esprime idee discordanti o critiche rispetto a quelle della Chiesa Cattolica”. Questa non è un’interpretazione tra le altre ma è L’INTERPRETAZIONE ufficiale, scritta a chiare lettere“.

Congratulazioni per aver saputo tenere testa alle intimidazioni di chi non ammette alternative al proprio dogmatismo e cerca di reprimerne persino le espessioni più legittime.

Ed ecco, senza pretesa, il nostro piccolo contributo: qualche banner forse papabile e qualcuno “fuoriconcorso”. Bonus: un’animazione 😀

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Il Grillo se l'è cavata. Con la rana ci avevano già provato

E’ fatta. Nessuno parli più del “pericolo di un ritorno al fascismo”. Ormai ci siamo dentro con entrambi i piedi.

Non è una battuta: il ritorno al reato di opinione segna il punto di non ritorno. D’ora in poi ci si potrà attendere un incremento solo quantitativo di nefandezze perpetrate contro le residue libertà degli italiani. Da un punto di vista qualitativo invece niente di peggio può ormai succedere: la democrazia è andata e siamo di nuovo in pieno fascismo.

Vilipendio signori! Dopo aver fatto della diffamazione e del vilipendio il tratto distintivo della propria comunicazione politica, il clan di malfattori al governo riuniti presso la Casa del Liberticidio ne rivendica  l’esclusiva e dunque delibera di depositarne il brevetto. Basta la firma di Angellino ed è fatta.

Iustitia cloaca maxima

L’opinione, tanto più se veicolata dalla battuta sferzante potrà usarla chi, per usucapione diciamo, ne vanta il diritto esclusivo: il capoclan, già immunodopato peraltro (“i magistrati sono la metastasi della democrazia” etc.); il contumace ministro e leader padano (“uso improprio del dito medio verso l’inno nazionale”); addirittura un ministro-microcefalo come Gasparri (“La cloaca del Csm”) o un microrganismo ministeriale come Brunetta (“La soluzione? Deportare i napoletani”).

Insomma potrà servirsene chiunque sia investito di una carica istituzionale; in altre parole coloro le cui dichiarazioni, in quanto rappresentanti eletti (?) dal popolo e dunque responsabili di fronte ad esso, che ne paga gli stipendi, possono davvero configurare reato.

Non potrà usare l’opinione, invece, chi per ragioni di mestiere impiega le parole e le battute nel contesto di una rappresentazione ipso facto ritenuta non ascrivibile alla fattispecie di qualsivoglia reato e come tale tutelata da leggi costituzionali. Nello specifico, sarà punibile chi si serve di battute per criticare con lo strumento fuorilegge della Satira le nefandezze dei titolari del brevetto, loro amici e conoscenti, con particolare riferimento ai capi di stati esteri foraggiati dagli italiani: occhio d’ora in poi a dirne male di Gheddafi!

E’ indicativo che il brevetto venga depositato ora, quando ormai è chiaro che la costituzione conta meno che i brogliacci di programmazione trash di Mediaset, Rai o Radio Maria; che il primo reo designato sia una donna intelligentissima come Sabina Guzzanti, la cui arte ha presa sicura su cervelli anche anestetizzati dalla trashTV, e che presunto vilipeso sia il capo di uno stato fiancheggiatore del clan neofascista che ha usurpato il potere.

E’ indicativo appunto del fatto che siamo entrati a pieno titolo in una medioteocrazia fondamentalista e, nemmeno a dirlo, fascista.

B i s o g n a    r e a g i r e    e n e r g i c a m e n t e

Da queste pagine lanciamo dunque la seguente iniziativa. Se questo paese non è più in grado di garantire le libertà minime senza le quali nessun cittadino può dire di poter condurre una vita dignitosa, allora

CHIEDIAMO ASILO POLITICO ALTROVE

Imitiamo in massa la coppia di coniugi napoletani che ha chiesto asilo politico in Svizzera per fuggire lontano dall’emergenza rifiuti, da loro ritenuta non più sanabile poiché il terreno e le falde non più bonificabili.

Prepariamo un’articolata lettera con le motivazioni della nostra richiesta. Diciamo le cose come stanno, spieghiamo che è ormai impossibile vivere immersi in questo liquame cattofascista, inghiottire la porcheria del giorno romanzata dai mezzobusti di regime, assistere alle truffe dei furbetti spacciate come gesta patriottiche, adeguarci alle leggi raziali, sesiste e classiste; essere contretti a consegnare le generalità a un agente in borghese per aver fischiato un ministro analfabeta etc. etc. Diciamo che la faccia del papa in TV tutti i giorni è un fattore ansiogeno e che la sola idea di ritrovarcelo sul megaschermo di Vespa ci induce attacchi di panico; che le frequenze fuori legge delle emittenti cattoliche rendono vano qualsiasi tentativo di sintonizzazione alternativa, che Miss italia ci provoca accessi di satiriasi combinata a priapismo seguiti da repentina gerontofobia detonificante non appena viene inquadrata la giuria; che Il festival di san remo è una istigazione alla strage etc. etc.

Diciamole, queste cose, mettiamole nero su bianco e inondiamo il consolato elvetico con le nostre richieste di Asilo politico.

Gli svizzeri ovviamente risponderanno picche, ma le ripercussioni dell’iniziativa, se condotta bene, non potranno che dare una bella scossa a chi sappiamo.

Nelle miniere

Era stato un 2007 a tinte fosche per l’isola: “Sardegna in affanno, Inps in rosso. L’Istituto di previdenza fotografa l’isola e ne esce una realtà estremamente povera“. Dati confermati per il 2008 dal sondaggio del Sole a metà agosto: “La Sardegna è sempre più povera». E’ il grido d’allarme dei sindacati che trova questa volta un autorevole riscontro anche nei dati forniti dal quotidiano “Il sole 24 ore”: c’è stato un vero e proprio crollo del reddito medio!

E a settembre si sa, piove, e piove sul bagnato: arriva il Nababbo crociato; anziché a dare viene ad arraffare.

Non è bastato il milione di euro re-ga-la-to dalla Regione Sardegna alla Curia Arcivescovile della Diocesi di Cagliari per dispiegare un degno tappeto rosso ai piedi del papa in visita oggi nell’Isola. Incassati e spesi, a stretto giro l’Arcivescovo Mani, senza alcun pudore chiede ulteriori 400.000 euro “per i palchi e le infrastrutture”, che il solerte Presidente della regione Renato Soru gli concede senza batter ciglio con apposita Delibera n° 43/44 datata al (sic) 6.8.2208. Beh, si capisce, nella fretta…

Il governatore forse non ha avuto nemmeno il tempo di chiedere conto sul come sia stata spesa la prima tranche. Lì su due piedi forse non ha nemmeno pensato che quelli sono, o meglio erano, soldi pubblici; che affidarli direttamente alla curia è “un po’ come se per accogliere Bill Gates la Regione chiedesse alla stessa Microsoft di organizzare l’evento.” Che magari quei soldi potevano essere impiegati a sostegno di quelle “94 mila famiglie sarde che vivono con un reddito inferiore a 400 euro al mese”; per finire la strada statale 131 o mettere in sicurezza la 195 dove la gente si ammazza di brutto, o ancora per potenziare strutture sanitarie, ricettive o di ricerca e cose del genere, tutte cose certo di secondaria importanza rispetto alla visita del capo di uno stato straniero, ma che in fondo, come dire, fanno comodo ai cittadini che pagano le tasse più alte di Europa.

Il calide dei sardi

Il Sardo Graal

Invece no. Oltre allo sperpero di denaro pubblico, ci scappa pure la beffa: “Bonaria è Cagliari, Bonaria è la Sardegna”, riconosce Mons. Mani Bucate quando da Radio vaticana annuncia il ‘pensierino’ che per tempo si è fatto  preparare onde onorare l’ospite: “un gioiello unico! – il Calice dei Sardi […] che esprime il lavoro e la fatica di tutti i minatori di sempre”.

Di tutti, certamente, ma soprattutto dei sardi, perché è grazie a loro, alla loro bonarietà che quel sudore si è tramutato in oro, 1,5 kg per la precisione, come è grazie alla sfacciataggine dei politici al goveno dell’isola che le lacrime dell’economia locale si sono tramutate in quelle pietre di cui il Sardo Graal è tempestato.

Il tutto, nella completa indifferenza dei media di regime, dei nostri politicanti e persino di quei relitti di coscienza civile che ci illudiamo ancora presenti nelle teste degli italiani.

Nel paese dei morti viventi solo qualche zombie riesce a far sentire la propria voce, per farneticare appunto: e “se il Papa NON fosse ciò che fosse….”?