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Posts Tagged ‘cainano’

Niente che non si sapesse già nel Dossier di Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi anticipato sul web l’11 settembre e pubblicato venerdì su L’Espresso. Niente o quasi, eppure la musica è improvvisamente cambiata: sono bastati un paio di nomi aggiunti alla folta lista di un pentito di Ecomafia. Già, un paio di nomi che fanno la differenza: gli onorevoli Nicola Cosentino e Mario Landoldi.

Puntualmente, quando un “uomo d’onore” canta il nome di un “onorevole” la musica cambia: diventa, nella grancassa mediatica, rumore indistinto, urlo scomposto foriero di calunnie. Puntualmente, gli “onorevoli” disonorati adottano la stessa strategia dei sodali traditi dall’ex uomo d’onore, che da collaboratore di giustizia diventa, anche per loro, “infame”. Puntualmente, la stampa di regime prende fiato per urlare più forte e a coro l’immacolata onorabilità degli onorevoli disonorati.

LEspresso

L'Espresso

Capita puntualmente ed è parte del circo. Succede di rado invece che la sede di un settimanale venga perquisita; ancor più raramente che le abitazioni private di due suoi dipendenti vengano anche’esse perquisite e che dall’una e dalle altre venga prelevato e messo sotto sequestro del materiale frutto di indagine giornalistica.

Ma succede anche questo. Succede in Italia, nell’italietta del cainano e della sua casa del Liberticidio, dove è tornato in auge il reato di opinione e la libertà di stampa vige a senso unico, per le sue cortigiane a mezzo busto e per le troie della sua carta stampata, non per chi fa giornalismo.

Succede soprattutto quando gli onorevoli disonorati occupano cariche di rilievo nel suo governo, e il settimanale che osa metterli di fronte all’accusa di reati inenarrabili ha fra l’altro il vizio di ventilare le incoerenze, l’incompetenza, l’impreparazione, la mala fede e le nefandezze dei membri di quel governo, cioè il vizio della verità.

Rasenta poi la curiosità folkloristica il fatto che l’onorevole disonorato oltre a contestare le accuse sollevando il lecito dubbio sull’attendibilità del pentito, urli al complotto e salti subito sul carro delle vittime delle procure deviate guidato dal cocchiere immune suo padrone.

Ma anche questo succede, bisogna darsi pace, è l’Italia nostra, inquinata dai liquami della criminalità parapolitica come la Felix Campania dell’onorevole disonorato è inquinata dai liquami della camorra.

Per fortuna, c’è anche un’altra Italia: quella della politica pulita.

L’incarna l’opposizione, che non ha i vizi dei giornalisti dell’Espresso. La verità va fatta emergere dal confronto e con lo strumento del dialogo, pacatamente; l’avversario va sempre rispettato e le sue mosse sorvegliate alla ricerca di una possibile convergenza. Si capisce dunque perché non ha ancora trovato il tempo di farsi sentire sulla vicenda, impegnata com’è a congratularsi con Gianfranco dopo la sua elegante lezioncina di revisionismo storico: il futuro dirà se la cura dimagrante del lungimirante Fini porterà più voti del lifting di testa d’asfalto.

Dopo tutto, in politica sono queste le cose che contano, almeno per chi ha un’idea pulita della politica.

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Sand in the Vaseline

Sarà il lava-smacchia a buon mercato due in uno addizionato di copri-odori spalmato in un sol colpo sul passato coloniale dell’Italia e sul grosso passo avanti compiuto dalla “Colonizzazione russa del mercato del gas“…

Sarà che nel megaffare l’Italia gioca il ruolo della servetta e Trufolo, manco a dirlo, quello del servo di Brontolo il cacciatore di tigri, l’una e l’altro in una posizione “difficile” e dunque a rischio di prenderlo in culo…

Sarà che me lo sento, lo Lo Zio Bush non starà a guardare lo “spostamento del baricentro degli equilibri internazionali da Washington a Mosca“, che con la triangolazione Tripoli-Roma-Mosca appena chiusa rischia di diventare il fulcro della pianificazione strategica delle fonti energetiche nel mondo globalizzato…

Sarà che non credo agli affari in prospettiva libica per gli amiconi imprenditori del nano, né alle promesse di sonni tranquilli per i suoi sodali nazzi-leghisti.

Sarà un po’ questo un po’ quello, ma non riesco a trattenere i conati di vomito.

Non perché lo stillicidio di umiliazioni subite negli ultimi anni dai nostri politicanti in Libia si chiuda in bellezza con lo psiconano strisciante nella tenda di quella canaglia, ma perché, mi sa, a prenderlo in culo alla fine saranno ancora una volta gli italiani.

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