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PòraStella

Fa un passo indietro, la Ministra. Si rimangia tutto, o quasi: gli insegnanti del Sud sono uguali a quelli del Nord, ma quelli del Nord sono più uguali.

Cos’altro poteva dire, pòra stella! Che cazzo ne sa lei dell’istruzione, della scuola, dei crediti formativi e delle altre mille troiate inventate dai culipiatti morattiani; cosa ne può sapere lei, che è stata messa lì dal cainano forse a ricompensa del suo impegno fancazzista al comune di Desenzano del Garda (dove nel 2000 fu “sfiduciata dal presidente del consiglio comunale per inoperosità“), forse per far piacere a qualche vecchia conoscenza, mettiamo quel prete che porta il suo stesso cognome, millantato Monsignore, ex galeotto, inquisito per reati sessuali

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D

Pierino 😀

Si dice addirittuara che ne sia la nipote, figlia di Eligio, anch’egli prete, fratello di Pierino: “che la Gelmini fosse figlia di Padre Eligio, lo si poteva vedere su Wikipedia fino alla nomina a Ministro. Dopo qualche giorno però la pagina del nuovo Ministro venne cambiata (operazione legittima, giacché andava aggiunto che era diventata ministro) togliendo ogni accenno a Padre Gelmini e a suo fratello. Andando a cliccare la pagina di Padre Gelmini, le informazioni si riducono a cinque righe, e nessun accenno ai guai giudiziari del padre del ministro”.

Ma questo è gossip e a noi ci frega na cippa: fosse pure figlia di papa Alessandro VI Borgia, che male c’è, purché sia in grado e abbia la volonta di fare onestamente il ministro. Ma lo è?

Certo è che questa volta non si tratta della solita passeggiata a Desenzano del Garda. La bicicletta è più pesante e il percorso in salita. C’è poi quel Brunetta fra i coglioni, che ce l’ha coi fannulloni. E allora sì, questa volta tocca rimboccarsi le maniche.

Per prima cosa, si corregga l’intestazione al Ministero! Ma quale “Pubblica Istruzione“? Fra non molto, se tutto procede come da programma, la parola sarà completamente svuotata del suo significato e nessuno se ne ricorderà più: “Ministero dell’Istruzione” e basta. Bella mossa, in nome della coerenza. Ma poi, alla prova dei fatti, giù le castronerie sparse a man salva nelle tracce per gli esami di maturità, e le scuse di rito toccano sempre a lei. Quindi un comunicatuccio programmatico, nemmeno a dirlo pieno di sviste ed errori da ripetente imbranato, così, tanto per dimostrare che al Ministero non si campa solo di castronerie improvvisate, ma si cazzeggia anche con lungimiranza:  “Ma come si esprime il Ministro, o chi per lei ha scritto il comunicato? Ha forse bisogno di un corso di recupero estivo? In Italiano per imparare il senso delle parole, ma, a ben vedere, anche in Matematica, dove una delle prime regole è quella di non sommare né sottrarre le pere e le mele”. E ora lo scivolone alla Bossi sugli insegnanti del Sud, che abbassano la qualità, sti terroni.

Aperte le iscrizioni

Aperte le iscrizioni

Cosa ci combinerà ancora la stellina, per non deludere le aspettative dei fancazzisti suoi colleghi, e soprattutto quelle del padrone e benefattore Silvio?

Nulla ovviamente: sono i soliti culipiatti in ombra al ministero che scribacchiano circolari, ordinanze e decreti. E’ tutta colpa loro, dei consulenti inetti, mica della ministra: che ne sa lei, o chi per lei. A lei giusto l’onere di qualche pubblica dichiarazione, poi la versione  edulcorata, tanto per non mandare subito a puttane l’indice di gradimento del governucolo schizzoide, già in vistosa flessione.

Eppure, la bicicletta della Moratti, checché se ne dica, ora è tutta sua: tocca dunque pedalare di buona lena per giungere al traguardo e completarne l’opera. Settembre è alle porte e l’agenda del ministro si riapre al 1°, dove campeggia la lettera ‘M’. Sta per Meno: “meno scuole (si parla di 1.600 accorpamenti), meno ore di lezione, meno indirizzi di studio (oggi sono 912), meno risorse per l’autonomia scolastica (e quindi meno libri, meno pc, meno corsi di recupero), meno personale (87 mila docenti e 43 mila impiegati).”

Bel programma, che tutto sommato dovrebbe tradursi in altrettanti ‘più’: intanto e fin da subito più divisioni fra Nord e Sud; poi più petizioni contro il suo operare scellerato; più disoccupati e più poveri; più ‘coglioni’, una volta tanto, messi sul piatto dai sindacati e dunque più scioperi; ma, soprattutto, a lungo andare, più somari e dunque più imbecilli pronti a dare ancora una volta il proprio voto al cainano e stuolo di servi al guinzaglio.

In fondo è solo la volata finale: la completa devastazione della Scuola e dell’Università pubbliche italiane è questione di pochi mesi; eppure non si può dire che alla base non ci sia coerenza col passato e un programma per l’avvenire.

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