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Nelle miniere

Era stato un 2007 a tinte fosche per l’isola: “Sardegna in affanno, Inps in rosso. L’Istituto di previdenza fotografa l’isola e ne esce una realtà estremamente povera“. Dati confermati per il 2008 dal sondaggio del Sole a metà agosto: “La Sardegna è sempre più povera». E’ il grido d’allarme dei sindacati che trova questa volta un autorevole riscontro anche nei dati forniti dal quotidiano “Il sole 24 ore”: c’è stato un vero e proprio crollo del reddito medio!

E a settembre si sa, piove, e piove sul bagnato: arriva il Nababbo crociato; anziché a dare viene ad arraffare.

Non è bastato il milione di euro re-ga-la-to dalla Regione Sardegna alla Curia Arcivescovile della Diocesi di Cagliari per dispiegare un degno tappeto rosso ai piedi del papa in visita oggi nell’Isola. Incassati e spesi, a stretto giro l’Arcivescovo Mani, senza alcun pudore chiede ulteriori 400.000 euro “per i palchi e le infrastrutture”, che il solerte Presidente della regione Renato Soru gli concede senza batter ciglio con apposita Delibera n° 43/44 datata al (sic) 6.8.2208. Beh, si capisce, nella fretta…

Il governatore forse non ha avuto nemmeno il tempo di chiedere conto sul come sia stata spesa la prima tranche. Lì su due piedi forse non ha nemmeno pensato che quelli sono, o meglio erano, soldi pubblici; che affidarli direttamente alla curia è “un po’ come se per accogliere Bill Gates la Regione chiedesse alla stessa Microsoft di organizzare l’evento.” Che magari quei soldi potevano essere impiegati a sostegno di quelle “94 mila famiglie sarde che vivono con un reddito inferiore a 400 euro al mese”; per finire la strada statale 131 o mettere in sicurezza la 195 dove la gente si ammazza di brutto, o ancora per potenziare strutture sanitarie, ricettive o di ricerca e cose del genere, tutte cose certo di secondaria importanza rispetto alla visita del capo di uno stato straniero, ma che in fondo, come dire, fanno comodo ai cittadini che pagano le tasse più alte di Europa.

Il calide dei sardi

Il Sardo Graal

Invece no. Oltre allo sperpero di denaro pubblico, ci scappa pure la beffa: “Bonaria è Cagliari, Bonaria è la Sardegna”, riconosce Mons. Mani Bucate quando da Radio vaticana annuncia il ‘pensierino’ che per tempo si è fatto  preparare onde onorare l’ospite: “un gioiello unico! – il Calice dei Sardi […] che esprime il lavoro e la fatica di tutti i minatori di sempre”.

Di tutti, certamente, ma soprattutto dei sardi, perché è grazie a loro, alla loro bonarietà che quel sudore si è tramutato in oro, 1,5 kg per la precisione, come è grazie alla sfacciataggine dei politici al goveno dell’isola che le lacrime dell’economia locale si sono tramutate in quelle pietre di cui il Sardo Graal è tempestato.

Il tutto, nella completa indifferenza dei media di regime, dei nostri politicanti e persino di quei relitti di coscienza civile che ci illudiamo ancora presenti nelle teste degli italiani.

Nel paese dei morti viventi solo qualche zombie riesce a far sentire la propria voce, per farneticare appunto: e “se il Papa NON fosse ciò che fosse….”?

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