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WYD 2008

WYD 2008

Con un rientro un po’ in sordina si è conclusa la spedizione australiana dell’artigliere in ritiro e attuale capo dello Stato Vaticano Razinger. Contrariamente a quanto i media di regime si erano illusi di farci credere, la gita si è rivelata un clamoroso flop un po’ su tutti i fronti, densa di tensioni e tempestata di proteste, polemiche, contestazioni interne alla chiesa stessa e la preoccupazione, fortemente sentita già nella fase preparatoria dell'”evento”, di non riuscire a stare dietro agli ingenti costi organizzativi, calibrati su una previsione troppo ottimistica dell’affluenza dei fedeli.

Father Peter Confeggi "Catholic day: a scandal"

Mentre qui si fantasticava di 500.000 pellegrini e le presenze ‘preventivate’ a copertura finanziaria si aggiravano intorno alle 250.000, a conti fatti una stima generosa va poco oltre le previsioni del Dipartimento di Immigrazione australiano e dei Tour operator locali messe assieme, che a maggio contavano rispettivamente 21,576 richieste di visto di ingresso (poco più del doppio di quelle di routine) e intorno alle 48.000 teste la mobilità interna. Sommati i pochi ‘cristiani’ rimasti in una Sydney posta sotto assedio dagli imponenti dispositivi di sicurezza, a voler contare i piedi anziché le teste si ha un’affluenza abbondantemente sotto la metà delle previsioni, che si traduce in un vero e proprio fiasco e un salasso senza precedenti per le finanze della chiesa locale: circa 150 milioni di dollari sperperati in nome di un marketing religioso quanto mai lontano dalla “spiritualità” che ne fornisce il pretesto, di cui l’86 spillati dalle tasche dei contribuenti. “Imbarazzante e scandaloso”, afferma padre Peter Confeggi, parroco di Mount Druitt impegnato nel sociale, che con visibile indignazione mette nel conto anche il calice tesmpestato di diamanti che sarebbe stato dato in dono all’ospite d’onore, alla faccia dei 120.000 senza tetto dell’Australia.

Un quadro un po’ diverso, diciamo, da quello dipinto dai diretti interessati; eppure non male per un paese davvero laico, dove solo il 25.8 % della popolazione si dichiara di religione cattolica e soltanto circa la metà di questi praticanti, per non parlare dei ‘giovani’ cristiani, sotto la soglia del 10%. Non male; ma comunque non abbastanza, se il marketing vaticano non è riuscito e non riesce a farvi presa.

"Tenete i vostri Rosari lontani dalle mie ovaie"

Questi i numeri; ma se guardiamo alla composizione della folla, nella cifra vanno ricompresi non solo i fedeli e/o giovani mediaticamente modificati accorsi da ogni dove a quella specie di Woodstock alla rovescia; anche valanghe di semplici curiosi, schiere di religiosi dalla presenza coatta, scolaresche di rimpolpo, ma soprattutto oltre 5000 attivisti appartenenti a parrocchie un po’ diverse, quali la Youth against World Youth Day, la NoToPope Coalition e la Campaign for Civil Unions di Camberra, presenti a far sentire la propria voce contro le medioevalia della chiesa su sessualità e contraccezione, e, non ultime, perché purtroppo anche queste fanno numero, le rappresentanze delle vittime di abusi sessuali del clero, fra cui la Broken Rites, presenti anche loro non tanto per sorbirsi un saggio di retorica ambientalista o applaudire alla proposta di infilare la religione nell’insegnamento scolastico, e nemmeno per sentire un “We apologize” di rito, bensì per chiedere giustizia.

Volato fin là per cercare di puntellare in qualche modo il crollo della chiesa australiana, oggetto di indifferenza e bersaglio di crescente ostilità, il papa vi approda a pochi giorni dall’ennesimo colpo di coda dello scandalo sugli abusi sessuali del clero australiano. Questa volta il cardinale George Pell, archiovescovo di Sydney, l’ha combinata grossa facendosi stritolare dai media, che lo accusano di coprire il predatore seriale padre Goodall; il cardinale riesce a tenersi a galla facendo spallucce: “ho commesso un errore innocente“, ma il clima del WYD è ormai compromesso; la tensione è destinata a salire, tant’è che Sydney viene martoriata da dispositivi di sicurezza degni di un G8, con oltre 300 strade chiuse, e presidiata da celerini corazzati e muniti di “poteri speciali” per reprimere ogni minima offesa o dileggio all’indirizzo dei pellegrini (disposizioni poi rientrate in seguito a ricorso presso la Corte Federale).

Fallito il tentativo di sospendere le garanzie costituzionali a protezione dei pellegrini, la contestazione ha libero corso, ed è una contestazione a 360°. A cominciare dalla stessa chiesa australiana: da quella di Karl Hand della Metropolitan Community Church, che accusa “Benedetto XVI di travisare gli insegnamenti di Cristo ed essere arroccato su posizioni che sono “contro l’umanità in generale“, a quella di Padre Riley, che smaschera il cosiddetto Programma di recupero per i preti pedofili come una bufala: “Towards Healing, to me, I have to say, is a joke […] “The perpetrator is the only winner there because often they are not charged, because it (the case) is settled”.

Padre Riley

Infatti, il tema che domina tutta la visita papale non è, come afferma Repubblica, quello degli “abusi sessuali da parte di religiosi”, bensì, come sottolinea padre Riley, qualcosa di ben diverso: la piaga dei predatori seriali annidati nel clero, che tali diventano perché coperti dalle gerarchie eclesistiche. E’ questo il problema che americani e australiani, popoli non rammolliti dalla convivenza forzata con il Vaticano, avrebbero voluto vedere, se non risolto, quanto meno affrontato con serietà durante le visite del pontefice. Convinti, da onesti benpensanti, che le scuse formali fossero il primo passo in questa direzione.

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Antony Fisher

E le scuse erano anche questa volta e più che mai nell’aria. La risposta strategica del papa in volo alle recentissime asinate di Pell aveva fin dall’inizio incoraggiato le aspettative di scuse formali e circostanziate (a “proper apology, not just a motherhood statement” – Broken Rites), che una volta atterrato il papa era tuttavia riuscito a driblare, fra sorvegliate allusioni al “problema” e incontri con alcune delle vittime. Ci era quasi riuscito, almeno fin quando un’altra plateale asinata non lo mise alle strette facendo precipitare le cose.

Protagonista il buon Anthony Fisher, co-cordinatore del’evento, che con tempismo eccezionale si scaglia pubblicamente contro l’interesse della gente per queste “vecchie ferite”, proprio nel momento in cui i genitori di Emma e Katie Foster (due sorelle stuprate in età di scolarizzazione primaria e per ben 5 anni da tale padre Kevin O’Donnell, di cui la prima morta suicida lo scorso gennaio a 26 anni) sono in volo verso Sydney, con la speranza, dopo 8 anni di battaglia legale per ottenere un risarcimento, di avere udienza dal capo di tutti i capi ed, eventualmente, di chiedere proprio a costui, viste le sue ultime dichiarazioni, come si intenda procedere per sradicare definitivamente l’odioso fenomeno della pedofilia interna al clero.

Così, quando qualcuno ancora spera che grazie agli sgambetti del papa il meraviglioso clima della GMG non sia turbato da una scomoda fotocopia dell’umiliazione americana, arriva invece il più volte richiesto e dovuto “deeply sorry“, seguito dalla rassicurazione che i colpevoli devono essere “portati davanti alla Giustizia”. A quale giustizia, se è lecito chiedere?

Solo parole. “Just words”, nella lingua di Anthony Foster, “le stesse – denuncia – che ci sentiamo ripetere da 13 anni… Nessuna iniziativa concreta”. L’insoddisfazione della presidente di Broken Rites, Chris MacIsaac, è ancora più manisfesta:”This is only an apology, it is only words, it doesn’t commit all the resources of the Church to this problem […] There have been 107 convictions for Church abuse in Australia, but that there could be thousands of victims as only a few cases go to court”.

Migliai di vittime! Soltanto pochi stupratori in gonnella finiscono davanti al giudice! La punta dell’iceberg, insomma, su cui le gerarchie ecclesiatiche continuano a navigare, remando avanti a forza di sentiti, sinceri, davvero toccanti “mi dispiace”, e nel frattempo eseguendo alla lettera le istruzioni contenute nell’ormai ben noto documento ‘Crimine solicitationies‘, con cui il vaticano, nel lontano 1962, fornì ai vescovi di tutto il mondo precise istruzioni su come insabbiare le vicende legate agli abusi sessuali perpetrati da religiosi.

Cardinal Pell

Benché datato, il documento sembra conservare tutta la sua vigenza, se lo stesso Ratzinger ne riecheggiava i contenuti in un’altrettanto nota lettera del 18 maggio 2001, ma soprattutto la sua efficacia, se le procedure destritte trovano applicazione precisamente nel caso che vede protagonista il cardinale Pell: proprio quello che qualche giorno fa dispiegò il tappeto rosso fuoco sotto i piedi del papa al suo sbarco in Australia.

Dopo aver negato per una settimana la faccenda George aka ‘Spallucce’ Pell ammise di fronte all’evidenza che la chiesa aveva risarcito una delle vittime di abusi sessuali, e fin qui nulla da eccepire. Senonché, alla sua ammissione fa eco a stretto giro quella di John McCarthy, presidente dell’Associazione di avvocati cattolici e portavoce dell’alto prelato, il quale precisa che “investigations yesterday had revealed that the Church had maintained clauses that forced victims to keep silent about their experiences if they received compensation“. Testualmente: “[…] la chiesa ha inserito delle clausole che costringono le vittime a mantenere il silenzio riguardo alle proprie esperienze se accettano il compenso“. In altre parole, il silenzio delle vitime viene comprato, secondo una prassi che fra incentivi e deterrenti comprende la cessione di soldi e la minaccia di scomunica, prassi applicata ovunque, nella totale indifferenza delle leggi vigenti nei paesi dove avvengono i fatti, in molti dei quali tali procedure incarnano la fattispedcie di reati quali la ritorsione, la corruzione fino alla cospirazione.

E’ così che stanno le cose, e non da ieri: le scuse non preludono ad alcun cambiamento di rotta nella ormai largamente collaudata strategia omertosa della chiesa. A quale “giustizia” alludesse Razinger non è dato sapere, ma non si tratta certamente di quella rispetto alla quale egli stesso è in dispari. Se così fosse dovrebbe scegliere come luogo della sua prossima visita Houston, nel Texas, e senza farsi scudo dell’immunità di cui gode ora chiarire definitivamente i fatti alla base delle gravissime accuse che gli sono state rivolte in relazione alla lettera citata sopra, magari eseguendo un gesto di coraggio che altri statisti potrebbero voler imitare 😀

Sulla stessa Barca

Sulla stessa Barca

Le solenni quanto retoriche scuse sono appunto solo parole. Dopo di che prevarrà la linea seguita fino ad oggi, che quando non li ha premiati ha comunque garantito ai predatori seriali la possibilità di recidivare nell’impunità, con la connivenza delle autorità ecclesiastiche e l’indifferenza delle autorità preposte a garantire il rispetto della legge negli Stati sovrani in cui la chiesa riesce ad infiltrare i suoi tristi ministri.

Early Brainwashing

E’ il momento di agire senza ulteriore indugio per porre i nostri bambini e ragazzi fuori dalla portata dei predatori seriali annidati nella chiesa.

La scampagnata del WYD è dopotutto dedicata a loro: ai giovani, anche se sembra orchestrata per perpetuare la saga dei carnefici. I giovani, più volte vittime, plagiati dall’indottrinamento all’irrazionalità durante l’infanzia, poi mediaticamente modificati per seguire ciecamente una specie di Pop(e) Star creata dal marketing vaticano, dimostrano di essere più che mai prede fragili.

Sta a noi adulti evitare che continuino ad essere molestati da uomini mancati, ma soprattutto manipolati da mistificatori a caccia di volti freschi utili a ricomporre la facciata di una chiesa ormai all’apice della sua decadenza, senza più nulla da offrire alla società del XXI secolo se non l’immagine realizzata di ciò che questa non dovrebbe mai diventare.

Plagiati e manipolati

La vera minaccia, perché ancora più subdola, viene da loro: l’arruolamento di nuove milizie da sacrificare sull’altare di interessi corporativi aromatizzati all’incenso è fra gli obiettivi primari di ogni GMG. La facilità con cui l’operazione di reclutamento viene eseguita è a dir poco preoccupante e fa pensare a un’intera generazione di infanti senza volontà né voce. Basta leggere una qualsiasi “dichiarazioni” dei sedicenti rappresentanti dei cosiddetti papaboys per avere un esempio dell’insano delirio di onnipotenza che anima queste equivoche figure di manipolatori:

“Abbiamo avuto due anni di tempo – sottolineano i Papaboys – per cercare la verità e decidere di incontrare queste persone che dicono di aver subito violenze da parte di religiosi, oppure, se fossero tutte macchinazioni e non ci fosse verità, c’era tutto il tempo per denunciarlo, e a voce forte”. “Capiamo il dolore e la rabbia di queste persone alle quali vorremmo dire, in tutta questa atroce sofferenza che si portano sulle spalle, di riconoscere un peso come quello della croce”. “Se può bastare – assicura il presidente Daniele Venturi a nome dei ragazzisiamo disposti a incontrarvi noi, al rientro in Italia, siamo Chiesa in quanto battezzati, siamo disposti ad ascoltare le vostre storie e le vostre ragioni“.

Follia allo stato cristallino! Esempio preccupante di mitomania in cui chi parla è convinto di incarnare le funzioni di colui al quale vaneggia di potersi sostituire: quelle dell’inquisitore, del giudice e del redentore. Avrebbe indagato ed ora è pronto ad ascoltare le vittime sostituendosi al Papa! Ma non basta; se possibile, nel sui delirio va anche oltre, compiendo un rovesciamento che trova fondamento soltanto in una interpretazione perversa del Diritto canonico: egli ascolterebbe le loro ragioni, come se le vittime fossero anche loro per certi versi colpevoli, tenute a rendere conto del loro stesso essere vittime; come se non bastasse il fatto che lo status di vittime sia stato sancito da un tribunale ordinario. E queste enormità le pronuncia, ingenuo o folle, “a nome dei ragazzi”, degli infanti senza volontà né voce cui egli presta la sua.

Il papa si è rifiutato di incontrare Foster, il padre delle due bambine la cui vita è stata rovinata per sempre da una pervertito spacciatosi per “guida spirituale”; e c’è motivo di dubitare che sia in animo di accettare farneticanti vicariati da chicchessia. Nessuno può dire di “capire il dolore e la rabbia” di quest’uomo, ma riesce inevitabile, quasi in meccanismo difensivo automatico, tentare un experimentum exsistentiae e cercare di metterci nel panni di un qualunque genitore di bambino vittima di abusi. Sono sicuro che chiunque di noi, nel malaugurato caso, senza esitare un secondo saprebbe subito il da farsi. E potrebbe, sull’onda dell’indignazione, fare la cosa sbagliata, da sconguirare in modo assoluto.

Se confrontato alla catastrofe americana o al iceberg australiano ancora semi sommerso, quello italiano è ancora quasi invisibile. Ma il fenomeno è molto più diffuso di quanto non si creda e potrebbe investire la famiglia di chiunque. Bisogna andare al di là di ogni mitomania dell’indagine giustizialista o perdonista che sia e far sì che emerga completamente, prima che il caso o la sventura possano addiritura sottrarci la possiblità di immedesimarci in chi dovremmo fin da ora cercare di auitare, prima che sia troppo tardi per concederci il lusso di riflettere a mente fredda.

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